Parrocchia Santa Croce


Il 1913 è il sedicesimo centenario dell’editto di Costantino, che, dopo tre secoli di persecuzione in seguito alla visione avuta della Croce e della vittoria per essa conseguita sul rivale Massenzio, concede piena libertà di culto al cristianesimo. Il vescovo di allora, Giacomo Maria Radini Tedeschi, delibera di costruire, a memoria perenne di tale evento una bella chiesa, dedicandola alla Santa Croce, e invita la diocesi a contribuire.

Il progetto della chiesa era orientato inizialmente verso l’ex cimitero, area dell’attuale mercato del lunedì, perchè doveva rendere omaggio ai defunti già sepolti in quel luogo ed anche perchè tale spazio poteva permettere lo sviluppo di tutte le attività che, normalmente trovano il loro spazio proprio nell’ambito parrocchiale. Don Guglielmo Scattini non volle però accettare tael soluzione, temendo di essere troppo emarginato e così l’idea venne scartata a priori, perchè localizzata al centro della borgata. Più a sud sarebbe stata troppo vicina a Campagnola, più a nord sull’area dell’ex cimitero, troppo vicina alla chiesa di S. Giorgio.

Si scelse la zona di via Furietti, parallela alla famosa cascina sita al n°24 di via Don Bosco, e si dette inizio ai lavori della nuova chiesa dedicata alla S.Croce che, oltre che monumento Costaniniano, avrebbe dovuto essere edifico di riconoscenza a Dio per la fine della guerra e la vittoria conseguita: lo si sarebbe chiamato Tempio della Vittoria.

L’edifico, progettato dall’ing. Luigi Angelini (che dovette rinunciare ad una precedente idea di una chiesa a croce greca con cupola neobizantino e altissimo campanile) e realizzato dall’impresa Mazzoleni, si impone per l’accentuato gusto romanico della rievocazione stilistica, l’esterno per il ritmo degli elementi di pietra sbozzata e l’accoglienza del breve portico, l’interno per la severa scansione degli archi trasversali.

Gettate le fondamenta del perimetro della chiesa, la sera del 12 novembre 1922 il Vescovo Monsignor Merelli ne benediva solennemente la prima pietra. I lavori seguirono con alacrità, con la collaborazione da parte della popolazione, tanto che l’8 dicembre 1923 venne benedetta la nuova chiesa ed il 24 maggio del 1924 Monsignor Merelli potè consacrare il Tempio di Santa Croce con la benedizione del Crocefisso Gotico, ora posto nella chiesina delle suore dell’Addolorata e del S.Cuore, pregevole opera artistica di cesellatori di Ortisei.

Innanzi agli altari, quattro lampadari in ferro battuto fanno bella mostra mettendo in risalto la bellezza dei disegni dell’ing. Angelini. All’interno appare subito, nel suo splendore l’affresco dell’arcata trionfale (1958), opera del pittore cremasco Rosario Folcini. Un’altra opera affrescata trova spazio nell’abside, si tratta di un dipinto del professor Funi e degli allievi della Carrara, raffigurante Cristo redentore attorniato dai Santi. L’altare maggiore non è da meno per la richezza del marmo di Zandobbio, rosato, finemente scolpito: l’altare è opera dell’architetto Pizzigoni ed in esso è incastonata la mensa. Dietro in armonico contrasto, una grande lastra in marmo nero Italia delle cave presso Selvino. Dell’artista Attilio Nani sono il Crocefisso, i rami sbalzati e dorati con le figure degli Apostoli, la porticina del Tabernacolo, scavato nel vivo e al simbolica colomba.

In successione, poi, le balaustre, in marmo giallo Roano, la pavimentazione a grandi lastre scure di marmo Repen provenienti dall’Istria. Da no dimenticare l’ostensorio ancora dello scultore Attilio Nani: opera di squisita fattura, arricchita da smalti e pietre preziose. Ci avviamo verso il fondo della chiesa ma, prima d’uscire, sostiamo innanzi al Battistero. Questa fonte fu costruita dalla Ditta Arnoldi con armonia, semplicità ed eleganza. La grande vasca è un unico blocco di onice, disegnata da Sandro Angelini, con pregiati marmi di Zandobbio e di Abbazia e cipollino. L’artista Attilio Nani ha sbalzato il coperchio della vasca e porticina del vano, dove sono risposti i vasi sacri. Dello stesso artista sono anche li acquesantini, grandi piatti, vasi diversi e decorazioni dei candelabri degli altari laterali.

Inoltre, l’affresco del Battistero è stato eseguito da Egidio Lazzarini. Non sono, ovviamente, da dimenticare le preziose reliquie di S.Alessandro e di S.Giorgio, conservate nella mensa dell’Altare maggiore. Anche il pittore Arzuffi di Zanica ha prestato la sua opera per la chiesa, affrescando i due altari laterali.

(tratto da Malpensata di Luigi Rosa)