Il quartiere Malpensata


Tutti, a Bergamo e in provincia, conoscono la Malpensata, quartiere cittadino che si estende nella zona a sud di Bergamo, al di sotto della linea ferroviaria Bergamo-Milano, che confina ad est con Boccaleone, a sud con Campagnola e ad ovest con Colognola e il rione Sacro Cuore (sorto alla fine del secolo scorso); ed i suoi abitanti a dispetto del nome poco lusinghiero, sono generalmente fieri di abitarvi.

E’ però difficile tracciare una storia della Malpensata; a parte il complesso del Conventino, di origine quattrocentesca, il quartiere non presenta monumenti o reperti storici che ne illustrino lo sviluppo nei secoli; vi è ancora un antico fabbricato, indicato nelle mappe ottocentesche come “Malpensata” e, fino agli anni ’80 del secolo scorso una grande cascina cinquecentesca, ormai in rovina, la “Perosa”, abbattuta per far posto a nuovi fabbricati di abitazioni.

Perchè Malpensata?
Sulla pianta della città di Bergamo del 1816, già citata, questo nome “Malpensata” compare come denominazione di una cascina (esistente ancor oggi all’angolo delle attuali via San Giovanni Bosco e via Conventino) che la tradizione vuole legata a chi intendeva frodare il dazio. Nel bel mezzo della cascina si dice che vi fosse piantato un albero e che da questo fossero legati i “malfattori” per essere lasciati allo scherno ed alla derisione dei passanti. La più plausibile delle ragioni era pensare che questa punizione potesse essere riservata a tutti coloro che intendevano evitare, con inganno, di pagare il dazio, vista la vicinanza della porta d’accesso alla città; o anche che venissero legati, per una sosta o tappa d’obbligo, i prigionieri in trasferimento da una zona all’altra, mentre i loro carcerieri si ristoravano presso l’osteria.

Dall’altra parte, che nome si poteva dare ad una zona dove sorgevano, una specie di ospedale per malati di epidemie, un lazzaretto per i colerosi e, addirittura, un cimitero? E se ciò non bastasse, l’antico complesso del Conventino (esistente tutt’oggi con la stessa denominazione) venne adibito ad ospedale militare; vi erano poi vari cascinali, sparsi nella distesa della campagna, con nomi non del tutto esaltanti. Fra tutti è sufficiente ricordare quello che sorgeva all’inizio dell’attuale via Zanica (tuttora esistente ed abitato) e che era conosciuto come “Catafam” (raccogli fame).

(citazione da “la Malpensata”, Lino Lazzari, Guido Coppetti)